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"Solo: 'Eccolo l'uomo!"
Guardatelo...
In una stanza bianca,
coronato di spine..."
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Ivano Capocciama con l'Angelo Bianco trascina
il lettore in un mondo di maschere e sangue, tra esseri
multiformi, miti e leggende. Si tratta di un'opera che
del pensiero fornisce una rappresentazione fisica, carnale,
in cui nell'incipit l'angelo viene sodomizzato e lasciato
a terra, circondato da esseri indistinti che si nutrono
del suo dolore. E' cosi che ha inizio questa silloge,
assumendo toni ambigui, restituendo metafonicamente
l'idea di un femminile allo stesso tempo puro e "sfatto".
spesso descritto come lascivo, o sulle soglie della
rovina: macabro e seducente. Ciò che colpisce
maggiormente è, tuttavia, la capacità
dell'autore di sperimentalre un linguaggio aulico e
violento insieme, dando vita e un discorso poetico che
segue un ritmo deciso, puntuale. E' dunque l'immagine
di un "poeta nuovo" quella che merge dall'angelo
bianco, un cantore spericolato e irriverente, intento
a disperderne il seme della propria creatività.
(dalla prefazione)
Ad Alvito si può trovare presso:
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