- BENVENUTI - WELCOME - BIENVENUES - BIENVENIDOS
.::Portale indipendente d'informazione e cultura:::
 
 
 
 
- giovedì 15 marzo alle ore 17.00 - -home-
             
- Antiche storie dalla Terra di Lavoro:
uno sciamano ed il suo popolo di eroi.
Spettacolo storico-musicale di Fulvio Cocuzzo -
Sul palcoscenico sembra da solo ma ecco che, sin dalle prime note, un popolo multiforme riemerge dalla notte della storia.

Appaiono uno alla volta, ma non sono fantasmi, sono i nostri recenti antenati.. e sono vivi. Farabutti e santi, artisti e briganti, galantuomini e contadini, tornano dalla ex Terra di Lavoro a parlarci e, in un lampo che sembra eterno, ci trascinano nelle condizioni di vita dei secoli scorsi, tra vicoli e chiese, serenate e cantine, terre incolte e soldati invasori.

Con le sue "storie raccontate in musica", nel suo ultimo spettacolo "Antiche Storie dalla Terra di Lavoro" lo stregone Cocuzzo , brigante del Sud , compie la più efficace delle sue magie: rievocare ciò che, dentro di noi, è ancora vivo.

Mille storie senza respiro rapiscono e travolgono anche lo spettatore più distratto, con un martellante succedersi di canzoni, sonetti, poesie e massime filosofiche, tutte in un dialetto reso comprensibile dalla sua stessa simultanea ed ironica traduzione che diventa, a sua volta, una nuova storia nella storia, in una catena senza fine di racconti, aneddoti, personaggi, scene di vita e pillole di saggezza popolare.

Lo spettacolo, promosso dall'Associazione Culturale "PRETA" onlus , ( sarà presentato in anteprima, con il Patrocinio dell'Assessorato alla Cultura della Provincia, presso il Salone di Rappresentanza dell'Amministrazione Provinciale, giovedì 15 marzo alle ore 17.00 ) ci propone il miglior Cocuzzo di sempre.
Dalle canzoni più note (Suddista, Terra di Lavoro, Glie Bregante, Serenata all'Antica, Glie Tarramute, Glie Cuccione) alle filastrocche per bambini (Sciocca, Sciocca, Sciocca) alle prose e poesie veccie e nuove, agli aneddoti su monaci, briganti e feste di paese.

Lo sciamano del Sud dunque, al tempo stesso cantautore, cantastorie, poeta, rimatore, burattinaio, commediografo e attore, prosegue il suo impegno artistico "in direzione ostinata e contraria" alla società dell'omologazione, raccontando usi, costumi, personaggi e luoghi della bassa Ciociaria, ex Terra di Lavoro, atavicamente segnata da sofferenze, occupazioni, carestie ed emigrazione. E principalmente, oltre a narrarne la storia, ne difende la poliedrica lingua dialettale, unica vera essenza identificativa e culturale di un'area marginale ed emarginata ancora oggi.

E quando la scena finalmente si chiude, quei fantasmi riapparsi dal nostro passato non vanno più via ma si trasformano nella certezza di una identità culturale che abbiamo scoperto di avere nascosta in un angolo delle nostre consapevolezze, e ci rassicurano ed accompagnano ancora per molti giorni. fino al prossimo spettacolo.

Dichiarazioni

Gianfranco Molle - Presidente dell'Associazione "PRETA" onlus

"Da anni il nostro impegno è rivolto alla valorizzazione della cultura antica e moderna del Basso Lazio. Dei tanti artisti che abbiamo sostenuto, Fulvio Cocuzzo è il più completo vista la sua straordinaria abilità di fondere musica, teatro, prosa e poesia dialettale in una vasta esposizione delle nostre radici storiche e culturali. Quest'ultimo spettacolo rappresenta uno dei più approfonditi lavoro di ricerca musicale, linguistica, etnica e storica sui popoli meridionali della provincia di Frosinone e, al tempo stesso, un evento di straordinaria fruibilità e piacevolezza artistica. Ringraziamo l'Ass. Campanari che ci consente, finalmente, di proporlo all'attenzione del circuito culturale dell'intera provincia e Tonino Caringi, titolare di Edicolè che ha collaborerà con noi nel circuito di diffusione editoriale e scolastico".

Silvio Zincone - consulente culturale dell'Associazione

"Intendiamo promuovere lo spettacolo soprattutto nel circuito scolastico della Provincia. Si tratta, infatti, di un lavoro dalla elevata caratterizzazione didattico-culturale, poggiante su un ampio ed approfondito studio bibliografico ed utile ad approfondire ed ampliare le conoscenze storiche sul nostro territorio, stimolando percorsi di ricerca e studio sull'argomento. Credo non ci sia miglior strumento della musica per veicolare certi messaggi. E questa musica, queste storie vere e fantastiche allo stesso tempo, sono l'unica droga che vogliamo offrire ai nostri giovani".

 

Lo spettacolo nel dettaglio

 

Dove affondano le radici le nostre storie

Nel 1927, con l'istituzione della provincia di Frosinone si decise di cancellare dalla cartina geografica la Provincia di Caserta e con essa l'Alta Terra di Lavoro, ossia quella striscia di territorio che da Sora passa per Cassino ed arriva sino a Formia.  Ma che cosa fu veramente soppresso, nella zona settentrionale del casertano, dopo quella decisione? Forse ben poco visto che  per secoli, sin dai tempi delle dominazioni romane, l'intera area fu terra di frontiera e passaggio di truppe d'occupazione (Romani, Bizantini, Goti, Longobardi, Normanni, Germanici, Aragonesi, Spagnoli, Austriaci, Francesi. Borboni, Piemontesi, Tedeschi, Inglesi ed Americani) che comandarono e depredarono lasciando alle popolazioni locali soltanto  povertà, miseria ed abbandono.

Oggi questa terra, dopo secoli di continue e diverse dominazioni, resta senza tipicità culturali che possano caratterizzarla e contraddistinguerla. La sua stessa denominazione, se andiamo a ritroso nel tempo, resta avvolta in termini indefiniti e poco significativi: Bassa Ciociaria? Lazio Meridionale? Basso Lazio? ex Terra di Lavoro?  Alto Casertano? Alta Terra di Lavoro? Liburia?

In un contesto storico mutabile e culturalmente indefinito, i Briganti di fine Ottocento, effigie e simbolo delle condizioni di vita dell'intero meridione, furono l'ultimo disperato tentativo di ribellione di popolazioni perennemente condannate a fame, patimenti ed emigrazione ma comunque tenacemente e romanticamente radicate al proprio territorio ed alla mescolanza di usi, costumi e linguaggi ereditati.

E' questo il tesoro della terra di cui narriamo i fatti storici e le vicende quotidiane: un forziere di tante culture custodito, ancora oggi, tra vicoli e balconi, chiese, conventi e colline, signorotti e contadini, gendarmi e fuorilegge, serenate e bevute alla cantina, feste paesane, fedeli in processione e riti superstiziosi. Un labirinto di racconti sacri e profani attraverso i quali si snoda la storia di un popolo ancora senza volto e senza nome ma con mille radici ed identità, che soltanto attraverso la comprensione della sua natura potrà trovare una ragione d'essere, e non solo di esistere, tra i confini dell'attuale Lazio.

 

Il cantastorie

Cantautore, cantastorie, poeta, rimatore, burattinaio, commediografo, attore e professore: da anni Fulvio Cocuzzo cattura e trascina il suo pubblico in mille storie senza respiro, che rapisce e travolge con il martellante succedersi di canzoni, sonetti, poesie e massime filosofiche, tutte in un dialetto reso comprensibile dalla sua stessa simultanea ed ironica traduzione che diventa, a sua volta, una nuova storia nella storia, in una catena senza fine di racconti, aneddoti, personaggi, scene di vita e pillole di saggezza popolare.

Come un falegname Cocuzzo, pialla e taglia, cuce e incolla, trasforma episodi, personaggi e luoghi, raccontando e creando scene a metà tra la fiaba ed il realismo, evocando, rivisitando e saccheggiando storie vere di un passato ancora presente.

Ed al pari di uno scalpellino della pietra Cocuzzo, attraverso la consacrazione artistica e linguistica dei nostri dialetti, scolpisce, scava e plasma soprattutto parole, che meritano di restare nella memoria di una indefinita terra di mezzo, confine culturale apparentemente anonimo ma, in realtà, perpetuo calderone di eventi, paesaggi, nostalgie, sofferenze, vinte rivolte e tragiche emigrazioni, in una eterna vita dal tempo inconcludente, che mai muta e scompare a poco a poco.

 

Repertorio

Non si tratta di un solo spettacolo ma di più spettacoli in uno. Attraverso un vasto repertorio di canzoni, poesie, monologhi, aneddoti, racconti e pezzi teatrali, in gran parte delle stesso Cocuzzo ma anche di tradizione popolare o ricerca storica, lo spettatore viene condotto nel vissuto degli ultimi due secoli di "Terra di Lavoro" focalizzando l'attenzione sulle dominazioni subite dalle popolazioni locali, sulle storie di brigantaggio ed emigrazione, su aspetti caratterizzanti la vita di paese, su personaggi usi e costumi in gran parte presenti ancora oggi nella cultura popolare.

Linguaggio

Vengono utilizzati idioma e frasari dialettali tipici della gente di "Terra di Lavoro" simultaneamente tradotti attraverso pause teatrali ed improvvisazioni con approfonditi excursus in temi storici, linguistici e filosofici.

Struttura ed impianto scenico

Vastità e varietà dei temi consentono un facile adattamento alla platea di ascolto non trascurando le eventuali finalità didattiche. Ampiamente collaudata la formula del "monologo", con il solo Cocuzzo protagonista assoluto della scena, lo spettacolo può essere proposto anche con altri attori e musicisti essendo  stato appositamente rielaborato

 

Associazione Preta onlus
Via Sottolemura snc- 03041 Alvito (FR)
info@pretaonlus.it
sito web www.pretaonlus.it
tel. 0776.566393-339.6301836